Il Cambiamento parte seconda. Una questione di vibrazioni

Mi soffermo ancora sul cambiamento. E’ un tema che mi sta a cuore, mi risuona bene, provocandomi delle vibrazioni di intensa piacevolezza; ma mi rendo conto di quanto talvolta sia illusorio o frainteso.

change-3 (2)Il concetto di cambiamento viene spesso associato ad eventi o azioni drastiche: dall’abbandono/cambio di lavoro, al porre fine ad una relazione insoddisfacente e/o dolorosa, al cambiare casa o città, all’abbracciare nuove fedi o ideali, fino a gesti meno plateali, ma pur simbolici e significativi, come cambiare taglio o colore di capelli, farsi un tatuaggio…

In queste azioni c’è sicuramente il cambiamento. Sono azioni che imprimono una svolta potente all’esistenza, perché attingono a quella fonte di energia vitale spesso inascoltata e ignorata, quando non repressa, che tutto alimenta nella nostra esistenza. Allora diventiamo consapevoli di quella fonte e diventiamo consapevoli dell’esigenza di cambiare; quella miscela si rivela potente, deflagrante, capace di indurre ad azioni che mai avremmo ritenuto fattibili o di cui mai ci saremmo ritenuti capaci.

Così, ad esempio, cresce il numero di persone che abbandona una condizione di certezza alla volta dell’ignoto, ponendosi alla guida di un camper e scegliendo di vivere alla giornata: per vivere una libertà vera, per allontanarsi dai troppi legacci in cui si è imbrigliata e scoprire di poter vivere senza: senza un conto in banca, senza i comfort della moderna vita agiata, senza la stabilità di un programma quotidiano, senza sapere cosa fare l’indomani.

Ma davvero è tutto lì, il cambiamento? Probabilmente no, non si esaurisce  in quel gesto rivoluzionario. Prima o poi anche quell’azione simbolica esaurirà i propri effetti, affievolendo l’energia che la alimentava, come la fiamma della candela che va esaurendosi. A quel punto è più facile ritrovarsi a chiedersi, tra il terrorizzato ed il confuso, “e adesso?”

Arriva (può non succedere, ma anche si) quel momento in cui anche il nuovo lavoro inizia a stare stretto, quando si iniziano ad intravedere anche nel nuovo compagno dei tratti caratteriali non graditi, o la città  in cui ci si è trasferiti appare improvvisamente estranea e nemica. Il vetro dietro cui ci appostavamo ad osservare un mondo che appariva bellissimo, adesso è appannato e quel che mostra non è più tanto incantevole.

I ripensamenti allora diventano una marea improvvisa ed incontenibile e la sensazione di  aver sbagliato i conti o di aver fallito si fa destabilizzante.

Cosa pensare? Davvero era solo un moto di un momento, al quale non bisognava prestare ascolto? Davvero quella energia vitale che sembrava indicare la sola, vera strada per la felicità è stata ingannevole? davvero l’idea di poter imprimere una svolta alla propria esistenza era solo una fantasia inconsistente?

La saggezza popolare, del resto, è solita invitare alla prudenza chi vorrebbe cambiare la via vecchia per la nuova.

E’ dunque meglio ignorare quel sussurro rivoluzionario? preferire la comoda e sicura realtà nota, all’incognita di un cambiamento solo apparente o di breve durata? In definitiva la realtà quotidiana è come un corpo del quale si conoscono tutti i nei e le imperfezioni: sappiamo che ci sono, dove sono e abbiamo imparato a conviverci e persino a farceli piacere. Dopo le ore di un lavoro che non amo, potrò dedicarmi al mio hobby; una casa piccola e scomoda, è pur sempre un tetto: basti pensare a chi non lo ha per apprezzarlo, perché mai imbarcarsi in un mutuo per fare una casa nuova? e se poi il mutuo non lo si potrà pagare? E se…?

Sarebbe più semplice pensarla così, imparando ad accettare ciò che non si ama. In questo modo si potrebbe legittimare la propria incapacità di mollare la presa, rendere sovrana la paura, giustificare l’attaccamento.

Il mio pensiero è che la molla del cambiamento vada sempre seguita, il suo sussurro sempre ascoltato. Nella spinta a voltare le pagine della nostra esistenza, è sempre presente una energia purificatrice, un vento liberatorio che apre per noi quelle porte che non oseremmo mai aprire. E’ l’invito a guardare oltre, scoprendo un panorama sorprendente e comprendendo che non vi si può rinunciare per sempre.

Il punto è un altro. Ciò che fa la differenza è l’approccio con cui quella spinta al cambiamento può affrontarsi. In definitiva la via nuova non è una magia. Qualunque sia il settore in cui opererà la svolta, non si tratterà di un mondo incantato, nel quale ogni cosa filerà in maniera miracolosamente placida, in cui non esisteranno punti critici e in cui nulla sarà al di sotto della perfezione. Questa consapevolezza può aiutare a compiere una scelta di vera libertà.change3 - Copia

Allora quella nuova direzione che avremo intrapreso sarà la nostra direzione perché affrontata con la consapevolezza che gli imprevisti, le difficoltà, i tratti dissestati ci saranno, ma in quella nuova situazione che vibra con la nostra vera frequenza, la forza vitale non verrà mai meno.

 

 

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Una risposta a Il Cambiamento parte seconda. Una questione di vibrazioni

  1. newwhitebear ha detto:

    il cambiamento è una scelta e come tale va assecondata. In realtà la nostra vita è tutto un cambiamento, anche quando sembriamo fermi e immobili, perché anche quella è una scelta e come tale stiamo cambiando la nostra vita.
    Comunque interessante riflessione e apprezzabili molti passaggi

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