Un lunedì più lunedì degli altri

Un crescente brivido di freddo alle braccia e alla schiena, mi informa che il raffreddore incalza. Il piumino disteso e tirato sopra di me sembra un telo leggerissimo e provo ad ignoraremde il miagolio della gatta dietro la porta, che alle 4.35 del mattino reclama insistentemente la mia attenzione. Tra la voglia di rimanere a letto e il sempre più acuto miagolio di Cloe, anche questa volta è la tenace felina ad avere la meglio, e allora mi alzo provando le sensazioni che sicuramente prova chi, indossando un paio di shorts, viene catapultato in Antartide.


Accompagno Cloe in cucina, mentre lungo il corridoio mi sembra di essere investita dal maestrale. Lo so bene che non c’è alcuna finestra aperta e che la sgradevole sensazione nasce unicamente dal contatto della mia pelle febbricitante con qualsiasi cosa diversa da una coperta di lana.

Come di consueto Cloe inizia a strusciarsi tra le mie gambe provando a farmi inciampare. E lì il solito balletto, vuoi cibo, no, non vuoi cibo, vuoi uscire, no, non vuoi uscire, vuoi acqua, no, non la vuoi…. Ma io vorrei solo tornare a letto.

Alla fine  decide che una passeggiata nella pungente aria del mattino potrebbe essere una idea e io riesco a tornare nel letto ormai freddo, rassegnata comunque al fatto che il lunedi è proprio iniziato. In anticipo, grazie alla pelosona rompiscatole.

Niente yoga stamattina, il pensiero al tribunale mi indispone al punto da volere andare anche prima, per prima poter tornare.

Con  immane fatica mi avvio alla colazione, mentre mi scorrono d’improvviso alcune diapositive dei soliti sogni incoerenti che negli ultimi tempi animano il mio sonno notturno. Immagini di mio padre, di un paniere, di una scuola, sensazioni ansiose di dover trovare qualcosa che non c’è….monday - Copia

Caccio via i pensieri, ripetendomi che qualunque senso avranno io non lo capisco e che, anche più probabilmente,  l’effetto disturbante sarà certamente collegato al mio stato influenzale.

Con i movimenti irrigiditi e rallentati mi preparo per andare, dallo specchio segnali non incoraggianti: oggi occorrerebbe ben oltre il mio consueto minimo di makeup, ma me ne faccio una ragione e vado oltre.

Il piazzale del Tribunale è magico: riesce a catturare un raggio di sole anche quando altrove tutto è grigio freddo e brutto; un contentino per chi giornalmente deve affrontare il grigiore di ciò che la mia più cara amica chiama coerentemente il postaccio.

Giù all’ufficio notifiche, mentre attendo un po’ impaziente il mio turno, non posso fare a meno di notare un giovanissimo praticante, che ansima davanti alle pratiche per lui ancora incomprensibili dell’odiosa burocrazia della giustizia. L’espressione è preoccupata e interrogativa, consapevole di sbrigare pratiche di cui non ha ancora compreso i meccanismi e, verosimilmente, essendosi imbattuto in qualche errore di cui sa di  dover rendere conto a qualcuno. Mentre osservo pensierosa e comprensiva, alla mia destra sento pronunciare una frase che è il mio mantra da vent’anni “mi sono proprio stancata di questo lavoro, se potessi tornare indietro farei tutt’altro!”. Incrocio lo sguardo sfiancato di una donna, più grande di me, ma forse neanche tanto, che senza convenevoli, compiaciuta della mia espressione concorde, continua: “39 anni di professione (faccio un rapido calcolo mentalmente, cavoli, ha più di 60 anni… non sembra proprio), ho conosciuto i tempi splendidi dell’avvocatura e ne sto vivendo il declino; oggi che dovrei fruire dell’esperienza e lavorare con facilità, paradossalmente tutto si è complicato ed imbruttito!”

Ovviamente mi trova d’accordo: al netto della esperienza dei tempi belli dell’avvocatura, sono proprio tanto d’accordo sulla stanchezza, sul declino e sulla bruttezza.

Tra il praticante confuso e la collega anziana sfiancata, ci sono io, esattamente a metà strada, che davvero non so come sia finita qui.

Questi pensieri mi accompagnano attraverso le tante incombenze di questo lunedì mattina, insieme a quelle diapositive, adesso ancora più sfocate ed incoerenti, che si riaffacciano nello schermo della mia mente:  mio padre, un paniere, una scuola, e sensazioni ansiose di dover trovare qualcosa che non c’è.

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Un pensiero su “Un lunedì più lunedì degli altri

  1. un lunedì speciale. La gatta che vuole una passeggiata nel fresco della notte, ai sogni confusi e alle incombenza della professione dopo una giornata di riposo.
    Un sereno pomeriggio, sperando che il raffreddore sia solo una falsa avvisaglia.

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