Di ricordi e ritorni

Mi accade di ripensare a momenti del passato e sorprendermi nel constatare la differente percezione tra la quantità del tempo trascorso e la nitidezza del ricordo, che lo rende vicino e ancora palpabile.

barefootTalvolta penso che, forse, occorrerebbe lasciar fare alla memoria ed alla sua capacità di velare fatti, storie e volti. Mi capitava anche da adolescente di pensare che, ad esempio, la fotografia fosse una sfida alla natura: alla natura della mente umana e alla sua capacità di guarigione. Pensavo che il fatto che la memoria allontanasse i ricordi fosse un grande dono, che pian piano sommerge le storie e le vite, lasciandone affiorare ed emergere soltanto quel poco o tanto che il cuore umano sia in grado di reggere.

La fotografia – mi dicevo – forza questo meccanismo naturale, violentando i sentimenti di chi a fatica avesse lasciato andare, ché non necessariamente è piacevole rivedere nella sua concretezza ciò che è stato, ché a volte ricordare è solo un riaprire, con un rude apriscatole, una cicatrice che già aveva visto sbiadire i suoi contorni, confondendosi nella pelle.

Mi accade tuttora di fare questi pensieri, specie in giornate in cui mi capitano tra le mani fotografie di tempi che non ho mai dimenticato, ma che lasciavo emergere per quel poco o tanto che il mio cuore consentiva.

Questa volta è stato diverso; se qualcuno mi avesse prima chiesto se avessi voluto rivedere delle foto di quando avevo 9 anni, dei miei genitori nei loro volti di allora, delle mie sorelle coi loro sorrisi spensierati e limpidi, avrei detto, probabilmente, no, grazie, mi darebbe troppa malinconia e dopo gli eventi dell’ultimo anno, passo volentieri.

Invece nessuno me lo ha proposto, ma riaprendo cassetti e scoperchiando scatole, saltano fuori quelle immagini, le tinte alterate dal tempo; rettangoli di carta che racchiudono vite, che cristallizzano momenti, che restituiscono luoghi e cieli e spazi.

E’ come se si sollevasse un velo e si librassero quegli altri noi, venendo a sedere sulle nostre sedie di oggi, a salire le nuove scale e ad aprire quelle porte che allora non esistevano nemmeno in una ipotesi ed oggi ci sono.

Questa volta, però, la pur inevitabile malinconia è stata superata da altri pensieri, altrettanto repentini e urgenti.

Eravamo diversi, questo è evidente.

Ma, esattamente, chi eravamo, cosa volevamo allora? quanto di ciò che eravamo e di ciò che pensavamo e volevamo allora, è presente nella nostra identità di oggi? Osservo quella ragazzina di 9 anni, col sorriso spensierato della villeggiatura e della compagnia, immediatamente mi torna la sensazione del fastidio di quei capelli, che non riuscivo mai ad accomodare in un modo che mi piacesse, e sorrido della grande sproporzione tra il peso che darei oggi a quella preoccupazione e il peso, enorme, che questa cosa aveva allora.

Quanto di quei miei interessi, desideri e sogni ha resistito al tempo, quanto c’è in me oggi di quella me di ieri? mi sorprendo a rispondermi “TANTO”. A pensare che la mia identità si è mossa attraverso percorsi tortuosi, per farmi ritrovare oggi molto più di quella mia essenza, rispetto a quanta posso averne vissuta all’età di vent’anni.

Di fronte a quella fotografia dai colori improbabili, sento un calore che mi fa socchiudere gli occhi in un silenzioso ringraziamento, nella constatazione di aver tenuto fede ad un patto, restituendo a quella bambina ciò con cui aveva stretto amicizia allora e che, poi negli anni della convulsa e disordinata giovinezza, negli anni pragmatici degli studi e dell’inizio della professione, avevo accantonato, tanto da dimenticarmene.

La vita ci trasporta attraverso sentieri imprevisti: di fronte a certe diramazioni compiamo necessariamente delle scelte, più o meno convinti della loro esattezza. E allora il giro sarà più lungo, più articolato, guidandoci verso luoghi che sentiamo da subito non appartenerci, conoscendo persone in incontri talvolta brevissimi che non lasciano alcuna impronta, talaltra durevoli, ma spesso, anche loro distanti dal nostro essere; e continuiamo a camminare, fin quando quei percorsi o quegli incontri non ci avranno condotto a luoghi familiari.

Ed è ciò che oggi ritrovo: è qui ed è lì, ciò che coinvolgeva il mio essere da bambina, l’ho riacciuffato oggi, dopo ben più di trent’anni.

Si, sono sempre io. O, dovrei dire, sono di nuovo io, tornata a me stessa.

Annunci

Un pensiero su “Di ricordi e ritorni

  1. rivedere il passato fa bene. Serve per capire se quello che eravamo allora si è compiuto adesso. Certo può dare tristezza, malinconia e anche dolore ma forse ci fa sorridere pensando a quello che eravamo e dove siamo arrivati.
    Ben tornata

Il tuo commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...