Se l’elasticità è un virus letale

Giovedì, 8:55. Con i gomiti puntati sull’alto bancone e le mani a sorreggere il mento, aspetto che scocchino le 9:00 in punto, per essere autorizzata a formulare il mio quesito all’impiegato addetto all’ufficio.pi01

Nessun altro utente, oltre me, è presente. Ma in teoria neanche io lo sono: sono più o meno  un fantasma. L’impiegato è assolutamente inerte, non si sta occupando di niente, non sta interagendo con nessuno. Accomodato passivamente sulla sua sedia nera, lo sguardo nel vuoto davanti a sé, aspetta i minuti come si attende l’avverarsi di una profezia. Ed anche come se, ruotando il capo verso di me, presente ma neanche tanto in quella stanza, rischiasse la folgorazione.

Così per quei quattro, poi tre, interminabili minuti, io attendo un suo cenno, lui attende il placitum dell’orologio. Ed attendiamo insieme, mentre cose come produttività ed efficienza restano ipotesi di testo e lettera morta, in qualche protocollo dimenticato tra altre inutili scartoffie.

Sono le 9.00. Acquisto il diritto di interloquire con l’appannato operatore della giustizia e chiedere se è pronto un atto che ho richiesto ben 48 giorni prima e che richiedeva un impegno a quanto pare superlativo.

Il grigio impiegato, con i suoi occhiali,  larghi e spessi, consulta con circospezione un quadernino, quindi solleva lo sguardo verso di me accennando quello che mi pare addirittura un sorriso e, quasi incredulo lui stesso, mi dice che “E’ pronto!”: nella moderata ma ben percepibile enfasi, sembra di sentire l’annuncio di una nascita. E mi sembra cortese gioire, con un sorriso finto, insieme a lui.

timbr_paCosì finalmente stringo fra le mani una banalissima sentenza a cui è stato impresso nientemeno che il timbro di passaggio in giudicato (ossia l’attestazione che non è stata appellata), mentre mi sento come se avessi conseguito una seconda laurea, o, insomma, un qualche titolo lungamente sudato e finalmente conquistato.

Benvenuti nella pubblica amministrazione.

Esco, incerta se essere più incredula o rassegnata, e mi reimmetto nel corridoio insolitamente semideserto, sorprendendomi a scuotere la testa e a mormorare tra me e me, ma forse non soltanto.

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno mi sarei ritrovata a parlare da sola, non gli avrei creduto, a meno che non mi avesse anche spiegato che avrei fatto l’avvocato.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Appunti dal mio lavoro, Lavori forzati e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Se l’elasticità è un virus letale

  1. newwhitebear ha detto:

    mi pare giusto che un atto richiesto 48 giorni prima abbia avuto una gestazione così lunga o breve, dipende dal metro temporale usato, perché … non saprei. Ma signori è la pubblica amministrazione cosa volete? Cavare sangue dalle rape?

Il tuo commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...