Scorcio di (una parte del mio) mondo

Un gruppetto di ragazzini gioca tra gli scivoli dello skatepark. Alcuni indossano ancora la divisa della scuola, altri no. Un turista si ferma divertito e scatta alcune foto; in effetti, guardandoli bene, penso che siano dei bei soggetti per un scatto. Quasi me lo prefiguro, uno scatto in bianco e nero di quelli bellissimi, che riescono a mettere in risalto la luce e l’immensità che soltanto gli sguardi dei bambini possiedono, che li immortalerà durante uno dei loro salti gioiosi, e restituirà il movimento di quei ricci biondissimi che si sollevano ribelli e baldanzosi.

E’ stata una mattinata interminabile in tribunale; non difficoltosa, né stressante: soltanto sfiancante, con le lunghissime attese in coda negli uffici, accompagnando la cliente in adempimenti che, mi chiedo, come si possa anche solo pensare che un cittadino possa sbrigare da sé senza perdersi.

Troppi uffici, troppi corridoi, troppo grigio. Così all’uscita, anziché fiondarmi sulla strada di casa, decido di accomodarmi a gambe incrociate su una delle comode panchine della piazza antistante il palazzo di giustizia. Poso la borsa accanto a me e osservo l’umanità che mi fluttua intorno; in verità, vista l’ora, sono rimasti in pochi ad attraversare il piazzale; e quei pochi vanno di fretta, tutti con una meta, che sarà il pranzo a casa o una breve pausa a poca distanza dall’ufficio. Tutti con lo sguardo sul selciato o sul proprio smartphone.

Soltanto quei ragazzini non hanno una meta, e non hanno fretta, se si esclude quella di accaparrarsi lo scivolo più bello prima degli amici. Chissà se notano di essere tra i pochi frequentatori del grande piazzale, chissà se importa loro di essere tra i pochi frequentatori del grande piazzale.

Non posso fare a meno di osservare quanto il modo di giocare dei bambini abbia un che di meditativo: esistono soltanto loro ed il loro gioco, la sfida  dei loro corpicini con lo scivolo o con la rampa da cui fare il salto più scenografico. E forse sta lì la loro felicità, quella che può essere guastata solo dal richiamo del genitore che li sollecita a tornare a casa.

Osservo il cielo, che si è fatto assai meno azzurro rispetto alla prima mattinata, quando ho attraversato il primo varco magnetico. E si sta alzando anche il vento. Mi sollevo la sciarpa fino al naso. Benché mi trovi nel  punto forse più centrale della città, sento di aver assorbito una bella energia vitale.

Stendo le gambe, recupero la borsa e mi incammino con lo sguardo al cielo ed un sorriso nel cuore.

 

 

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3 risposte a Scorcio di (una parte del mio) mondo

  1. newwhitebear ha detto:

    un momento di relax per scaricare le tensioni del mattino.
    Un bel post che potrebbe essere anche un racconto
    un caro saluto

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