Sussurri di vita e urla di odio

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Stamattina ho bisogno di guardare il cielo, col suo azzurro intenso e lontanissimo, mentre batuffoli spumeggianti lo attraversano velocemente, incalzati dal vento operoso di primavera.

Stamattina ho bisogno di far scorrere le mie dita sulla pelle rugosa e muschiata del grande gelso, affondarle nei solchi che percorrono il tronco massiccio e incontrare i piccoli operai della natura.

Stamattina ho bisogno di respirare la zagara del piccolo arancio, con le sue foglie spalancate verso il cielo: foglie come mani aperte che accolgono grazie, e sembrano sorridere al sole mattutino, ringraziandolo ancora e ancora per aver superato le sfide dell’inverno.

Stamattina ho bisogno di non pensare alla natura umana, con la sua pelle soffice ma coriacea e impermeabile; con i suoi occhi luminosi e infelici, con la sua bocca istruita e avvelenata. Ho bisogno di non pensare alle nefandezze di cui è capace, verso il cielo, verso il mare, verso la terra e verso se stessa.

Paolo sorride, con la bocca e con lo sguardo. Ha smesso di lottare contro la sua vita, la sua vita ha vinto. Ed anche lui. Sorride perché nel labirinto della sua storia, ha trovato l’uscita e l’ha varcata incredulo. Vorrebbe poter sorridere un po’ di più. Paolo sa che gli errori a volte possono essere corretti, ma che in ogni caso i loro effetti permangono: ed è d’accordo, si, gli va bene così. Perché sa che, mentre commetteva quegli errori, era a suo modo felice e questi effetti sono gli strascichi di una sua felicità, anche se effimera. Paolo ha alle spalle una storia di tossicodipendenza, ma anche di metadone. E quindi di redenzione e rinascita. “Io amo il mio lavoro. Il mio lavoro mi ha salvato. Mi ha dato uno scopo, una distrazione, degli amici”.

Ma Paolo ha anche una storia di ex mogli e  di figli da diverse compagne. E questa storia è molto più frequente: figli ed ex mogli da mantenere, col suo stipendio, eroso fino all’osso. Sono le tracce del suo passato, che gli ricordano chi è stato e chi è oggi. Rispetta le sue scelte di allora e adempie ai suoi doveri senza protestare. “So che devo farlo. Sono i miei figli, li ho generati, adesso li mantengo” dice.

Tuttavia quella promessa di rinascita ha le sue esigenze e i suoi costi. Così la sua buona volontà a volte non basta ad essere puntuale. E allora fioccano diffide e pignoramenti; ma anche ricorsi per la revisione del mantenimento, perché non basta.

Non basta sapere che lui ha un solo stipendio, che ha tante ex storie da sfamare, non basta sapere che, seppure irregolarmente, lui quelle ex storie cerchi di onorarle e rispettarle, né basta che abbia accettato turni massacranti e straordinari per far fronte a tutto e restare a galla.

Non basta, quando di fronte al sussurro dell’amore per la vita, si pone l’urlo del risentimento e della vendetta; quando la comodità di un mantenimento dovuto e preteso, spegne persino la dignità. Impoverire ancora di più l’altro, non per arricchire se stessi, ma solo per perpetuare la violenza, per rammentare l’errore e farlo percepire esattamente così, quale errore, e farlo rinnegare, odiare, rifiutare, nella spirale dell’odio che si nutre di sé.

Guerre tra poveri, per farsi ancora più male. Per attutire il frastuono del grande male che sta uccidendo persino la terra, per non sentire l’urlo del cuore che chiede una nuova umanità, e rivendica il proprio senso di appartenenza a qualcosa di più nobile e prezioso.

E allora no, oggi mi lascio accarezzare dalle morbide foglie del gelso e sto qui con lui, che sa tutto degli uomini, ma preferisce ascoltare il vento.

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3 risposte a Sussurri di vita e urla di odio

  1. newwhitebear ha detto:

    ben tornata tra noi. Profuma di zagare il tuo post, rilassante e sereno.
    Paolo? di errori ne ha commessi ma non può lamentarsi, perché alla fine se li è cercati.

    • LaStanziale ha detto:

      Ben trovato! 🙂 Paolo in effetti non si lamenta: è proprio per questo che la cattiveria gratuita e fine a se stessa appare ancora più brutale. E’ la guerra fatta solo sulla scia del risentimento e che non porta benefici né a chi la fa né a chi la subisce.
      Da avvocato provo a cercare accordi ma lì ci vuole lo psicologo!

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