Di declini e risvegli.

Distesa su un muretto di pietra e residui di erba tagliata, osservo il sole filtrato dai rami, in una delle prime giornate di questa primavera. Non mi disturbano le tante protuberanze del muretto, solitamente insopportabili, né i rametti a tratti spinosi. Mi godo questo sole che sembra già maturo, mentre la mia mente vaga, presa in un non insolito conflitto tra l’essere e il dover essere, tra il voler fare e il dover fare, con un timer nel fondo della coscienza pronto a ricordarmi che il riposo sta per terminare e sarà meglio darsi una mossa.

Continuo ad avvertire questa sensazione di nebbia della volontà.

Anche quando, qualche ora dopo, mi trovo seduta alla scrivania, cercando di mettere insieme i pezzi della mia vita professionale che, mai come in questo periodo, sento sgretolarsi sotto il peso del mio autosabotaggio e di una realtà che vedo sempre più estranea.

Non posso fare a meno di ripensare alla me stessa, seduta all’altra scrivania, la prima, più brutta e scomoda e stretta, ma tenuta su dai sogni, dall’ambizione, dal desiderio di affermazione compresi nel pacchetto all-inclusive della Laurea.

E non posso fare a meno di guardare quella me stessa come altra da me, così diversa… Dov’è finita? o dovrei chiedermi… chi è me, delle due? Quale delle due è più felice? Appagata? Non saprei dirlo. Potrei dire che quella di prima fosse più saggia, perché pur trovandosi davanti compiti sgradevoli, li affrontava, tra ansie e gastriti, senza porsi tante domande. La me di oggi non ha più quella saggezza, ha lasciato prevalere l’insofferenza, l’incapacità ed il rifiuto di affrontare compiti ingrati e donando se stessa al bisogno di bellezza.

goddessnatNon la bellezza estetica, ma la bellezza del tempo, dei luoghi, la bellezza selvaggia della natura, la bellezza indescrivibile di pure sensazioni, di un dialogo tra anime, la bellezza senza tempo di pietre antiche e lontane, di racconti improbabili. La bellezza della pelle sull’erba, ma anche sui sassi, di profumi inconsueti, di volti diversi.

E niente … il trillo di una mail mi riporta sulla mia scrivania, ma con una domanda sempre lì, nel fondo della coscienza: se sia un declino o un risveglio.

 

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3 risposte a Di declini e risvegli.

  1. newwhitebear ha detto:

    l’immagine bucolica della natura che sta sbocciando attenua il senso di grigiore che la tua anima prova. Devi forzare la mano e riprendere la tua vita. Con la primavera si rinasce e tu ce la puoi fare.

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