Ho apprezzato una ipotesi

E’ una mattinata piuttosto frenetica e non amo ricevere chiamate, perché la fretta potrebbe farmi dare risposte inesatte; è già accaduto, perciò adesso, quando non sono pienamente concentrata, semplicemente evito di rispondere. Ma questo cliente mi fa un po’ tenerezza, insieme abbiamo affrontato uno dei casi più insopportabili che passano tra le mani di chi come me si occupa di diritto di famiglia: minori contesi e affidi negati, intervento di servizi sociali ed altre schifezze.

Gli sono venuta incontro sotto vari profili, lavorando e ricevendolo ad orari assurdi, accettando pagamenti pressoché nulli, per una questione di principio, la mia questa volta, non del cliente. Lo avrei assistito anche completamente gratis.

Sono trascorsi svariati mesi dall’ultima volta che l’ho visto. Oggi Mi chiama per chiedermi di preparare dei documenti che sono rimasti a me e che la madre passerà a ritirare.

Si, passerà la madre, perché lui al momento è fuori; gli piace usare l’immagine della valigia di cartone per raccontarmi che nei mesi scorsi ha dovuto prendere la drastica decisione di andare via per cercare un lavoro, un lavoro vero che possa permettergli di ricominciare; per adesso è solo, e sta perfezionando il suo mestiere, ma appena si sistemerà porterà con sé la compagna e l’altra figlia. E’ fiero e felice di questa nuova opportunità che ha deciso di concedere a sé stesso.

E’ fiducioso: lontano da qui, dove il suo passato non potrà condizionare il giudizio di chi lo conoscerà, gli si apriranno tante strade.

Non posso fare a meno di esprimergli la mia grande considerazione, l’ammirazione che provo per tutti coloro i quali decidono di uscire dal tunnel della miseria o dell’infelicità o di entrambe, con le proprie forze, approcciandosi a bivi oscuri e pieni di incognite, nello sforzo di sottrarsi alla regola di negazione che sembra governare le loro vite.

Per motivi e secondo percorsi che, come spesso accade, è difficile ricostruire, mesi dopo mi ritrovo ad assistere la madre della attuale compagna del mio cliente. Mi sembra anche normale chiedere notizie di lui, su come procede con il suo nuovo lavoro e sullo stato di avanzamento del progetto di vita di cui mi aveva messa a parte.

Il volto della donna si corruga e mi esprime senza troppi preamboli la sua grande frustrazione per la condizione della figlia, che ha messo la propria vita di ragazza per bene nelle mani di un avanzo di galera. Sono sorpresa, di più. Non tanto per la generica definizione di avanzo di galera, dal momento che sono a conoscenza dei trascorsi non proprio edificanti del mio cliente, della vita di espedienti che ha accettato di seguire in altri segmenti della sua vita. Mi sorprendo a sentire tale definizione dalla bocca della suocera con la quale, a quanto mi risultava, correvano buoni rapporti. E poi adesso lui lavora fuori, si è reinventato e presto con la giovanissima compagna e la loro bambina inizieranno la loro nuova vita, lontano da questa realtà intransigente e avara con chi nasce sotto la stella sbagliata.

Trattiene a stento un’amara risata. Non sono sicura che la trattenga realmente, né che si tratti di una vera risata, ma sono sicura che sia molto molto amara. Un Buon Lavoro? Reinventarsi? strabuzza gli occhi, sembra stiamo parlando di due persone diverse. Non è niente vero! Lui è andato via da cinque mesi, adesso è nuovamente qui, più spiantato che mai. Ma in quei cinque mesi non ha fatto nulla, ha bighellonato come un senzatetto in compagnia dei suoi vecchi vizi, attraverso varie città, chiedendo soldi alla compagna che qui, intanto, tirava a campare come poteva e lo sovvenzionava, insieme alla madre di lui.

Mi scopro ad annuire, come se sapessi tutto ciò, nonostante la sorpresa che comunque provo. Mi scopro ad averlo già inquadrato ai tempi in cui lo seguii nella pratica di affidamento dell’altra figlia, quando in tutte le crudeli invettive della ex compagna intravedevo un fondamento di verità, che lui negava e respingeva fino alle lacrime.

E allora perché mi meraviglio? Cosa genera il mio stupore?

Non si tratta di lui, ma di me. Perché gli ho creduto. O perché ho creduto che potesse, CHE VOLESSE, che sapesse, uscire da una vita di spiantato. Perché ho creduto che sia possibile, in generale, uscire da una vita da spiantati. Ho sentito stridere la mia speranza, la fiducia che ancora una volta ripongo nelle mille possibilità dell’essere umano, in quanto essere dotato di una capacità, più o meno accentuata, di giudizio.

Mi sono sentita ferita in una parte di me che non so neppure dove sia collocata. Non è la presa in giro del cliente, al quale non posso che rivolgere la mia comprensione e la mia compassione, perché lui mi ha narrato un suo sogno, cercando la mia approvazione che almeno per un attimo, nel tempo di una telefonata, lo facesse sentire meno inutile.

Ho sentito colpire a morte una immagine della gente e del futuro che, nonostante tutto e contro tutti, continuo strenuamente ad idealizzare, anche quando un’altra parte di me stessa, che stavolta so bene essere collocata nel nucleo del raziocinio, sa bene che non possa esistere.

Ho apprezzato quella che era una semplice ipotesi di vita, uno schizzo. Che però è stato strappato prima che divenisse progetto e poi, magari, realtà.

 

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3 risposte a Ho apprezzato una ipotesi

  1. newwhitebear ha detto:

    fa male capire e toccare con mano che la fiducia era mal riposta. E come se fosse stato un insuccesso personale.
    Certamente queste persone perdono il pelo ma difficilmente il viszio. leggendoti si comprende benissimo che è purtroppo così. Noi cresciamo, facciamo tanti buoni propositi ma alla fine viene sempre a galla quello che siamo.

    • LaStanziale ha detto:

      E’ triste constatare che molte persone sono – sembra bruttissimo dirlo, ma – incapaci di elevarsi al di sopra della loro miseria, non soltanto materiale. Un colpo di reni, un guizzo di orgoglio, ciò che avevo creduto io, sbagliando: perché non guardarsi un attimo allo specchio e scusarsi con sé stessi? basterebbe questo per riportare alla luce quel microscopico embrione di rispetto di sé che sicuramente, si, sicuramente, tutti noi abbiamo. Anche se lo intendiamo nel modo sbagliato.

      Grazie!

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