Crescita interiore. Vederla. Capirla.

Una delle cose che ho intuito ben presto, praticando Yoga è che il banco di prova di una pratica, di un esercizio, di un qualsiasi allenamento, è la vita quotidiana. Non è determinante lo stato di benessere che si prova dopo la pratica, ma il differente modo di sentire e di essere, come anche di essere percepiti, nella quotidianità.

Se dal tuo modo di parlare, di relazionarti con gli altri, se le sensazioni che provi svolgendo le tue consuete attività, ma, soprattutto, se di fronte alle situazioni che normalmente ti generano ansia, ti scopri ad avere un atteggiamento complessivo diverso, più disteso, meno contratto, più ben disposto all’ascolto, meno sulla difensiva, ecco, allora hai la conferma che quella pratica sta lavorando, che il tuo percorso di crescita personale sta germogliando e addirittura sta dando frutti.

Mentre leggo e rileggo un ricorso che non mi convince nemmeno un po’, un messaggio di WhatsApp scuote la mia attenzione, uno dei tanti gruppi ai quali più o meno volontariamente mi trovo iscritta. Mi si comunica che sono stata presa in considerazione per la partecipazione ad un progetto che è stato approvato ed addirittura finanziato.

Già al primo istante, sebbene lusingata dal fatto di essere stata presa in considerazione, avverto un lontano senso di contrarietà; perché pur facendo parte di questa organizzazione, non ho mai sentito parlare di progetti presentati ed analoghe iniziative? Supero la leggera contrarietà ammettendo che, bé, in questi casi possibilmente i promotori preferiscono non comunicare l’iniziativa finché non hanno qualcosa di solido da presentare, è comprensibile il desiderio di non sentirsi quotidianamente bersagliati da richieste sullo stato della pratica, finchè non si abbiano delle risposte da dare.

E allora si fissa un incontro, al quale sono pregata di partecipare perché verranno concretamente distribuiti compiti ed incombenze a ciascuno secondo il proprio ruolo.

Nel giorno concordato mi presento all’incontro.

La promotrice è una donna che conosco praticamente da sempre, ma con la quale ho ripreso i contatti soltanto recentemente, per via di alcune situazioni familiari problematiche che ha sottoposto alla mia attenzione e su cui abbiamo lavorato congiuntamente, ciascuno secondo le rispettive competenze.

Solo in questa circostanza, tuttavia, ho appreso che lei opera nel sociale, occupandosi di bambini in situazioni di difficoltà o con disturbi particolari.

Lei ci aspetta già, seduta al tavolo dell’associazione, circondata da alcuni dei giochini che utilizza per interagire con i “suoi” bambini disabili. E provo già un moto di infinita tenerezza, al pensiero del tempo che dedica a questi piccoli meno fortunati e alle loro famiglie, donando loro sprazzi di vita normale. E tanta ammirazione.

Ci illustra rapidamente i termini del progetto, l’attribuzione dei compiti che ciascuno svolgerà durante l’anno che si apre.

E io mi sento fondamentalmente tonta! ascolto senza capire bene, ma no, non è lei che non spiega bene: le altre prendono già appunti e pongono domande pertinenti. Io mi sento in una bolla, non ho capito nulla. Né cosa fare esattamente, né quando… ho capito a malapena con chi e non mi piace nemmeno.

Al termine della sua esposizione sono già ad esporre i miei dubbi, circa le mie possibilità di seguire il progetto; mi era stato detto che la mia attività in seno al progetto sarebbe stata praticamente la stessa che svolgo già per l’associazione, invece non è così (questo almeno mi è parso subito chiaro); si tratterà di un’attività differente che si affiancherà (non si sostituirà) a quella attuale. E dunque, no, non mi sta bene. Io ho poco tempo e già tanti impegni, non posso prenderne un altro.

Faccio una fatica mostruosa ad esporre alla mia amica queste mie difficoltà, annaspo, esito, balbetto. Il concetto è chiaro e fermo nella mia testa, ma oltre ad essere stata praticamente de coccio durante la sua spiegazione, mi scopro adesso anche imbranatissima a spiegarle il mio punto di vista. E per un avvocato non è cosa bella.

Lei mi rivolge uno sguardo che completa la mia paralisi.

Uno sguardo splendente, pieno di amore e di gioia, ma anche interrogativo. E speranzoso.

Mi sento un verme. Sto negando la mia disponibilità per un progetto utile alla collettività, invocando impedimenti e difficoltà ad una donna che di impedimenti e difficoltà ne ha certamente quanto me. Non meno, sicuramente.

Quello sguardo mi scruta dentro, in profondità, fin dove può o anche oltre. Mi sento strizzare la gola, come quando mi sento messa a nudo e quasi mi viene da piangere. Resisto ed oppongo la mia insofferenza, mentre nelle profondità più recondite della mia mente mi chiedo la ragione per la quale ho deciso da subito, da prima che io stessa me ne rendessi conto, di non voler essere coinvolta. Ho lasciato la mia risposta in sospeso.

Qualche giorno dopo ho chiarito. Lavoro da qualche mese su me stessa, per alleggerire il carico, per ritrovare più tempo per la mia famiglia e per ciò che mi fa stare bene. Ho un bisogno fisico di questo.

Se, dunque, inizialmente nel negarmi ho provato un senso di frustrazione, dopo, non appena ho fatto il punto, ho compreso che il mio percorso stava funzionando. Avrei potuto rispondere Si, ok! Ci sono! E nel giro di poche ore mi sarei trovata travolta dallo tsunami di riunioni, programmi e soprattutto pensieri, che avrei avuto difficoltà enormi ad incasellare nella mia settimana; avrei dovuto rinunciare ulteriormente al mio già esiguo tempo in famiglia, sarebbe tornato lo  stress che accorcia il respiro, avrei cominciato a  sbuffare ad  ogni chiamata proveniente dai membri del gruppo, maledicendo la mia incapacità di fare un passo indietro.

Invece ciò non è avvenuto. Ho detto no. Questa volta con fermezza e calma, facendomi da parte e lasciando che il mio piccolo tempo libero, non perda quei dolci piaceri che ormai ne fanno parte. Operare per il prossimo è encomiabile, ma anche la mia famiglia è il mio prossimo, la prima realtà alla quale devo dedicare cura ed attenzione. Ed anche me stessa reclama le mie attenzioni.

Ho bisogno di colmare la mia coppa.

E, dunque, NO.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Avvitamenti mentali e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Crescita interiore. Vederla. Capirla.

  1. newwhitebear ha detto:

    Innanzitutto ben tornata. Mi fa piacere leggere qualcosa di tuo.
    mi è sembrato corretto il tuo modo di approcciare il problema.E’ vero che anche il nostro prossimo meno fortunato di noi ha necessità del nostro aiuto ma c’è sempre un però. Se il tempo non permette di soddisfare tutti i bisogni sia quelli personali sia quelli professionali, ulteriori impegni implicherebbe che si peggiora la realizzazione di quello che si sta facendo. Tradotto in altre parole. Sia il nuovo impegno che quelli già attivi non sarebbero svolti con la necessaria professionalità che si deve usare.

    • LaStanziale ha detto:

      Ciao, bentrovato! Hai colto il punto: il paradosso di fare qualcosa per altri bimbi, trascurando alla fine le mie, che poi avranno bisogno dell’aiuto dell’Associazione!!!
      Il primo medico che ho consultato durante uno dei miei primi campanelli d’allarme (leggi attacchi di panico) mi ha detto solo questo “devi trovare del tempo per te stessa, un po’ di sano egoismo: che è sano perché non è egoismo, poiché alla fine del tuo benessere beneficerà chi ti sta intorno”. Teoricamente ho recepito bene il messaggio, ma nella pratica ho faticato parecchio a capire cosa dovessi fare. Adesso lo so e si tratta di alleggerire il carico, delegare dove si può, dedicare del tempo alla famiglia, se non vuoi soccombere sotto il peso implacabile del senso di colpa. Saper dire di no.

Il tuo commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...