Elucubrare ma anche no

Si fa presto a dire rientro! Anche quest’anno le ferie sono scivolate via troppo in fretta, e mi tocca già osservarle guardandomi indietro, come se avessi perso un treno pur trovandomi alla stazione in anticipo e con il biglietto in mano. Troppo in fretta perché non sono arrivata a fare ciò che mi ero ripromessa di realizzare in questa manciata di giorni: e non mi riferisco soltanto a quelle opere di sistemazione domestica, o di riorganizzazione dello studio, generalmente impossibile da compiere durante il tran tran quotidiano; era mia intenzione poter tornare al lavoro rigenerata e con rinnovata voglia di fare.

Devo invece constatare che le pratiche che ho coltivato durante la pausa estiva, dalla meditazione allo yoga, alla lettura, alla cura dell’orto, sembrano aver prodotto esattamente l’effetto contrario: mi hanno fatto stare talmente bene che, caso mai ce ne fosse davvero bisogno, il rientro alla concreta bruttezza (che forse la parola concretezza è una crasi proprio tra questi due termini?) del mio lavoro è stato all’insegna dell’insofferenza! Ma capisco fin troppo bene di dovermene fare una ragione e cerco di raccogliere i frutti di ciò che di produttivo ho compiuto nelle scorse settimane.

La cosa per me più importante è stato educarmi ad accettare il rischio. Se escludiamo il gesto fortemente rischioso, oggi direi incosciente ed inconsulto, di mettermi in proprio lavorativamente, infatti, la mia vita si è svolta in “condizioni protette”, evitando, quando possibile, pericoli e situazioni incerte; mi guardo alle spalle e vedo una vita sviluppatasi all’insegna dell’evitamento.

leggerezzaPrendendo atto di ciò ho iniziato a capire la necessità di affrontare le mie paure  e le mie fobie. La cosa più sensata forse sarebbe rivolgersi ad un professionista della mente, ma, al contempo, ciò mi darebbe l’impressione di continuare a stare in ambiente protetto.

Così ho deciso di iniziare molto più semplicemente da…. un parco divertimenti! Certo sembrerà una banalità e, vedere con quanta semplicità le mie bambine affrontano le attrazioni più “forti”, mi dà la conferma che, si, è una banalità. Ma se consideriamo la sensazione di perdurante angoscia che mi ha accompagnato durante i miei, pur rari, viaggi in aereo; se consideriamo che io in vita mia non mi sono mai messa su uno scivolo più alto di due metri, si ha già una misura degli enormi limiti che ho frapposto tra me e il mondo.

Non ci si deve dunque stupire se, giunti nel bellissimo parco di Etnaland (che mi ha colmato il cuore di gioia per il solo fatto di esistere in una terra disastrata come la mia Sicily), affrontando le montagne russe (medie, non quelle giganti…. un po’ di pazienza!),a attrazioni come “jungle splash” ed altre che mettono a dura prova il senso del vuoto, le vertigini e compagnia cantante; non ci si deve stupire, dicevo, se affrontando ciò io mi sia sentita addirittura eroica!

L’effetto secondario è stato di guardare agli anni trascorsi, con commiserazione e rabbia insieme, sentendomi enormemente stupida al pensiero di quante cose io mi sia astenuta dal fare, semplicemente per …. paura! A quanti viaggi evitati per il timore del volo, o della destinazione o di tante altre sciocchezze! A quante situazioni evitate per timore dell’incognito! persino a quanti abiti non indossati per timore del giudizio altrui!

Da tempo pensavo ad adottare un altro gattino, ma, anche lì, tante elucubrazioni: ora sulla convivenza con il gatto che ho già, ora su “sarebbe meglio maschio o femmina? mi piacerebbe femmina, ma poi devo sterilizzarla? farà troppi gattini?” ora su “dovrei crearle un angolino apposito o no?”

E sono passati altri anni e altri mesi, mentre mi crogiolavo su questi dubbi.

La scorsa settimana, ho chiamato un’amica che sapevo avesse dei cuccioletti e, senza pensare oltre, le ho chiesto di prenotarmene uno, maschio o femmina che fosse. Così ieri Chloe ha fatto ingresso in casa mia, per la gioia incontenibile delle mie bimbe, per la curiosità del mio gattone, per la simpatia di mio marito e per una inconsueta leggerezza mia.leggerezza3

La lezione è solo una e mi spiace averla appresa dopo i 40 anni, mi spiace davvero, forse è la cosa che mi spiace di più in assoluto. Vivere il momento presente, per ciò che esso è in grado di offrire, affrontandolo con accettazione (che non è abbandono né rassegnazione), entusiasmo (che non è gioia inconsulta), fiducia (che non è superficialità). Con la consapevolezza che il nostro atteggiamento positivo o negativo, non potrà certo condizionare gli eventi, ma potrà comunque influire sugli effetti che, quegli inevitabili eventi, possano riverberare nelle nostre vite.

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3 risposte a Elucubrare ma anche no

  1. newwhitebear ha detto:

    ben tornata. Le vacanze non fanno male, anzi. Staccare la spina, e tu a quanto leggo l’hai fatto, serve. Poi in un certo senso dispiace riprendere quel tran tran quotidiano molto diverso da quello vacanziero ma lo si affronta con ben altro spirito. Infatti è arrivata Chloe.

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