Ricominciare. O riprendere. Ma anche no.

Ci siamo, è tempo di rientro ed è tempo di contrastare foto_pennala ricorrente considerazione che, si, le vacanze non durano mai abbastanza. Probabilmente quest’anno ho recepito anche troppo in profondità il suggerimento di staccare la spina ed il risultato è stato di dedicarmi esclusivamente alla lettura e a passatempi prettamente egoistici, a dispetto dei propositi di pulizie straordinarie in casa e in studio, riorganizzazione domestica a vario titolo.

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Ricordi dallo zaino

passiCi sono percorsi destinati a rimanere paralleli, altri possono occasionalmente incrociarsi, in un attimo e per un solo attimo. La polvere si confonde, gli sguardi si attraversano, le anime si sfiorano, la pelle si tocca. Per un attimo o poco più.
Il dopo è continuazione di un cammino individuale, di storie indipendenti, di sogni diversi e diverse direzioni. Ciascuno sul proprio binario.

Ci sono percorsi curvi, alcuni sembrano circolari, che a volte tornano su passi precedenti, o riportano a panorami già visti. Riportano a luoghi già noti, il cui odore di stantio e di naftalina, non permette di rimanere, ma costringe ad allontanarsi nuovamente. Continua a leggere “Ricordi dallo zaino”

Vicino al ficodindia

Seguo con lo sguardo il profilo della collina, in direzione del mio balcone, quel profilo che potrei ricalcare a memoria, con un dito o con una matita. Il dolce declinare della collina, a seguirlo con il dito, si increspa, in corrispondenza di un brutto casolare sul suo fianco; poi riprende il liscio profilo e poi, ancora, un po’ più sopra, un ristretto caseggiato e poi, percorrendolo ancora con il dito, più nulla, fino a valle.

Dietro questo colle, di un verde un po’ spento e chiazzato di marrone, il mio dito traccia, anche ad occhi chiusi, il profilo della “montagna”: un monte alto, non saprei dire quanto, che, anche alle nostre latitudini mediterranee, ad ogni inverno schiarisce la sua cima e poi si imbianca, mentre tutto intorno rimangono il verde e il marrone.

Il dito scende e poi risale, come nei paesaggi che disegnavo alle elementari: una successione di monti e, laddove, in basso, si tenevano per mano, immancabilmente ponevo un sole, giallo o arancione o fragola.

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Le mie (insormontabili) prigioni

Chi mi conosce sa a memoria cosa io pensi del mio lavoro; chi non mi conosce non fatica ad USCITA DI EMERGENZAintuirlo: non ne ho mai fatto mistero con nessuno e mi capita sempre più spesso di ignorare volutamente le conseguenze del mio parlare sull’opinione altrui.

Così trascorro circa 11 mesi l’anno aspettando il periodo feriale, attraverso i più disparati countdown in termini di mesi, settimane, giorni…. ore…. E quando arriva mi affretto a comunicarlo (ehi, sono in ferie) a negarmi al telefono, staccare il cellulare del lavoro e ignorare le email. Il proposito è, Continua a leggere “Le mie (insormontabili) prigioni”

La prima impressione in genere è esatta. Ma va correttamente interpretata.

Tutte le volte che incontro quella donna, la vedo sempre trafelata, affannata, col fiatone o con una evidente ansia. Adesso so che è il suo stato normale. La prima volta che la incontrai, invece, non lo sapevo ancora, e scambiai quello stato normale per una forte, improvvisa e angosciosa preoccupazione. Provocata proprio da quella questione che venne a sottopormi, una multa per eccesso di velocità, pervenuta a lei, sebbene anni prima avesse già venduto la sua macchina. A costo di apparire superficiale ed insensibile,  Continua a leggere “La prima impressione in genere è esatta. Ma va correttamente interpretata.”