Perché può esser bello far rivivere il passato.

Ci sono cose che vanno fatte, per il solo fatto di averle pensate. E’ un obbligo verso sé stessi e la propria coscienza. Ma è anche un dono per chi, da quelle cose potrebbe trarre un arricchimento o semplicemente una esperienza piacevole.

Una mattina, sull’onda dell’emotività che solo la vena intimista dell’autunno sa dare, mi sono svegliata con quella che ho ritenuto un’idea fantastica. Coinvolgere sorelle, cugini e rispettiva prole ed organizzare un pranzo. Fin qui, non solo nulla di speciale, ma addirittura noioso o stressante o quel che vi pare.  La particolarità risiede nella location in cui ho avuto idea di organizzare quel raduno parentale: la casa della nostra amata nonna, andata in Cielo tre anni fa.

Occorre una premessa: la casa della nonna è stata nella nostra infanzia la casa di tutti noi, era una base, dove ci si ritrovava quotidianamente, tra i cugini che stazionavano durante l’assenza per lavoro dei genitori e noi, me e le mie sorelle, che abitavamo al piano di sopra e scendevamo per giocare con loro. Pomeriggi su pomeriggi, anni e anni, trascorsi insieme.

E poi c’erano le Festività. Rigorosamente in casa della nonna, tutte le feste comandate venivano suggellate dai memorabili pranzi della nostra ascendente, che si beava delle sue pietanze inimitabili e della soddisfazione che esse lasciavano nelle nostre pance sazie.

Ma, si sa, con il tempo le cose mutano e passano, sostituite da altre che, chissà perché, appaiono meno belle e meno gioiose. Forse, anzi assai probabilmente, perché noi stessi cambiamo e cresciamo e invecchiamo. Ma le impronte dell’infanzia restano. Lo diciamo sempre a proposito delle esperienze brutte, dei traumi e delle perdite; ma è importante pensare anche alle impronte belle, quelle esperienze che ti lasciano un segno visibile positivo: non effimero, non evanescente; ma duraturo, che, come un tatuaggio, non andrà mai via. Si sbiadirà con la nebbia del tempo, ma sarà sempre lì, facile da raggiungere e pronto a dispensare la sua dose di energia positiva.

Così , il passare del tempo, ha condotto noi verso le strade che abbiamo scelto o ci sono capitate, ma non ha potuto rimuovere il ricordo e il legame  che quelle riunioni familiari dalla nonna rinsaldavano e rinverdivano. La sua dipartita, in verità già la sua malattia, ma diciamolo, prima ancora anche gli inediti impegni delle nostre nuove famiglie, avevano portato ad accantonare quei dolci appuntamenti, aggiungendo come una soprattassa una percentuale di malinconia al ricordo, per l’abbandono di una tradizione del cuore.

Ma starsene a rimembrare e rimuginare su ciò che è stato e che (perché, poi?) mai più potrà essere, è un esercizio inutile e deprimente. Una pratica che serve solo ad accrescere il rimpianto, a rendere meno bello il presente e a non dare nulla.

E, allora, perché non rivedersi tutti lì, dove eravamo? e magari gettare le basi di una nuova tradizione di incontro nel nome e in memoria della nostra nonna? Si, perché in definitiva, l’idea che mi ha messa in movimento, non era neanche l’incontro tra noi, dato che comunque, sia pure in maniera assai irregolare, ci vediamo; era piuttosto il desiderio di ravvivare il ricordo di lei: un omaggio alla memoria di ciò che lei ha rappresentato nella nostra famiglia, il tentativo di perpetuare il suo pensiero e le sue opere, salvandoli dalla sepoltura, quella si senza rimedio, dell’oblio e dell’abbandono.

Occorreva prendere l’iniziativa, in maniera netta e senza tentennamenti; inaspettatamente, ho incontrato il favore dei parenti contattati su Whatsapp! La casa della nonna era ancora lì, integra e pulita grazie all’intervento manutentivo che mamma ha sempre assicurato. E’ bastato rinfrescare e portare tutto l’occorrente.

Per pranzo le strabuone “vastedde” del panificio di fronte, condite secondo tradizione. Chiacchiere e ricordi, dolce e caffè. I nostri bambini, entusiasti! Dopo averci sentito rivangare ricordi su ricordi, che nell’accento romanzato del racconto, diventavano incredibili avventure, a un certo punto, hanno desiderato di poter calcare quelle scene. Anche loro così hanno respirato quell’aria che sa di antico, hanno visitato gli scantinati polverosi, per noi ricettacolo di segreti ormai confessati, fucina di sogni e progetti, per loro luogo pregno di mistero.

E’ trascorso un pranzo in armonia, senza sforzi e senza sfarzi, una passeggiata nel passato che siamo riusciti a far diventare presente, con la forza della memoria, con il senso della famiglia e di un legame che la nonna Maria ha saputo creare e che adesso sta a noi coltivare e rigenerare.

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