Un tempo nel tempo.

Percorro una stradina sterrata con le mani in tasca sotto il pallido sole di fine febbraio: mi vedo così riascoltando una canzone; mi vedo in molti altri modi, anche. Mi rivedo in una vecchia mansarda di mia zia, rifugio dei miei 17 anni; rivedo tutto ciò che mi piaceva allora, la mia visione della vita, che era positiva e proiettata nel futuro; rivedo le passeggiate con il fidanzato, le strade sterrate nei colori di tutte le stagioni, i paesini del circondario e i borghi mai visti, in cui trascorrevamo i pomeriggi.

Rivedo la paura di far tardi, i professori delle superiori, i compagni, i discorsi.

Il senso di meraviglia di fronte a tutto ciò che era assolutamente nuovo, ogni cosa una scoperta; non c’era esperienza passata che spiegasse quei fotogrammi di novità; c’era la musica, i gruppi rock che vedevo solo su Videomusic, ogni giorno un nome nuovo e se qualcosa mi piaceva, dovevo sperare nella casualità che me lo riproponesse ancora e ancora.

E c’era la famiglia del mio fidanzato, i suoi genitori, da cui mi sentivo sempre messa alla prova, sotto esame, o sotto osservazione, che poi era la stessa cosa, perché sembrava sempre di dover trovare la parola giusta, il gesto giusto, l’abbigliamento giusto. E chiedersi se fosse il caso di piacere più alla madre o alla sorella? perché l’abbigliamento nei due casi doveva essere diverso.

Il tempo sembrava non passare mai, l’immutabilità delle cose, pur nell’incedere del tempo, appariva una garanzia; dalla scuola all’università, dal lavoro al matrimonio, lungo un avvicendamento inarrestabile, nutrito dalla forza della vita. Ma i punti fermi erano gli stessi, i genitori, la loro casa. Tutto era e rimaneva.

Poi di colpo arriva il cambiamento improvviso, che credi improvviso; ma ti rendi conto che improvviso non è stato, che tutto intanto è cambiato, ti accorgi di quanta vita c’è stata negli anni, di quante cose prese e perdute e vendute; di  quanti gusti cambiati, di quanti progetti realizzati e quanti abbandonati, dell’energia profusa, delle occasioni perdute.

Basta quella canzone per catapultarti in quel tempo dell’adolescenza, così carico di conflitti e desideri e speranze e paure; quel tempo che sembra così vicino nella memoria, nelle sensazioni e nelle persone che ne hanno fatto parte, e soltanto i numeri – degli anni, dell’anno –  riescono a posizionare lì dov’era.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Appunti al sole, Pensieri a cas(acci)o. Contrassegna il permalink.

Il tuo commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...