Il carrozzone del declino

Il Felino se ne sta beatamente stravaccato sulla poltrona – ormai indiscutibilmente sua – sognando e lisciandosi il pelo. Lo guardo e vengo pervasa da una incontenibile invidia.

Professione: mantenuto. Nel tempo libero e con il favore delle condizioni meteo: predatore.

Non deve occuparsi di nulla. C’è chi provvede alle sue necessità. Nel caso io non me ne occupassi, troverebbe comunque vitto e alloggio a costo zero. Si, forse qualche comfort  in meno, qualche cuscino in meno, qualche grattino in meno, cibo meno pregiato, ma, insomma, nulla di irreparabile: la sopravvivenza non dovrebbe essere compromessa. Soddisfatto il bisogno vitale, può pacificamente dedicarsi a sport/gioco, assecondando la propria natura di predatore. Anche quello a costo zero.

Da 15 anni ormai, mese più, mese meno, mi arrabatto con la libera professione, cercando di resistere strenuamente ai continui attacchi dei molteplici governi di questo schifo di paese (come tantissimi colleghi, mica ho l’esclusiva, no che non ce l’ho!).

La professione è difficile, tecnicamente parlando. Ti fai carico dei problemi della gente, assumendoti la responsabilità, se non di risolverli, almeno di affrontarli ed alleggerire i loro fardelli. Ti scontri con il torto insuperabile del cliente, la giurisprudenza contraria, la normativa che proprio per quella fattispecie preclude ogni chance. Lotti quotidianamente con l’amletico dubbio procedere/demordere. Affronti il rischio – sulla tua pelle – che una tua personale svista, un errore di digitazione, un errato calcolo dei termini, una riforma che ti era sfuggita (visto che ce n’è una al giorno) possa pregiudicare i diritti del tuo assistito.

Affronti colleghi supponenti e maleducati, giudici che si sentono assisi sul trono del mondo intero, a volte orribilmente impreparati, a volte arroccati su posizioni impossibili.

Sostanzialmente non hai diritti: accade che nonostante il certificato medico, il giudice stronzo non conceda alcun rinvio perché “potevi farti sostituire” e tratti la causa in tua assenza; a meno di non operare in uno studio grande ed organizzato, lavori anche in malattia/gravidanza/puerperio, perché nonostante i tuoi siano diritti inviolabili esattamente come quelli di qualunque altro lavoratore, di fatto non puoi proprio permetterti di sospendere l’attività per 3-4 mesi. Anche se sei spaparanzato al sole su una spiaggia libera o un lido economico (di più non puoi permetterti) in pieno ferragosto ti chiama il cliente che ha una preoccupazione e può toglierla solo scaricandola (con la massima urgenza) su di te. Che poi non era affatto urgente, ma bé, insomma, per lui lo era ed aveva il sacrosanto diritto di spappolarti e strafracassarti i maroni, durante quelle che erano le tue ferie.

Tutto questo carico di rischi e questa inaccettabile compressione dei tuoi diritti, avrà certamente come contropartita un gran ritorno economico. Così pensa la gente che vive al di fuori della fallimentare macchina della giustizia.

E invece….. TADAAAAA’!!!! SORPRESA!!!

Gli avvocati della mia generazione e titolari di studio sono tra i più stracciati esseri del mondo del lavoro! Il carico di oneri fiscali, contributivi, assicurativi; la malvagità dei giudici che – forti del potere di liquidare i compensi spettanti agli avvocati del gratuito patrocinio – ne abusano, liquidando somme vergognose e lesive di ogni principio di dignità della retribuzione; l’insipienza di clienti che credono tutto sia loro dovuto, che reputano un furto la legittima richiesta di compenso del professionista, quasi fossimo tenuti ad assisterli per pura vocazione missionaria.

Anzi, su questo fronte si aprono scenari da film horror (o da perizia psichiatrica, fate voi).

Qualcuno, infatti, mi spiegherà come possa, un lavoratore che protesta perché il contratto collettivo di appartenenza non è stato rinnovato da (oddiooo!!!) due anni, e quindi non ha avuto l’aumento di 0,46 cent che gli spetterebbe, come possa – dicevo – permettersi di mercanteggiare sulla retribuzione altrui!  Il dipendente che vive nell’ansia di essere defraudato dal datore, è il primo meschino, pezzente, farabutto che pretende di non pagare il lavoro altrui.

Ed eccoti dopo 15 anni di lavoro, mese più mese meno, a non poterti godere nessun frutto del tuo lavoro (perché il poco che ti rimane va giustamente a contribuire alle spese familiari); eccoti lì ad osservarli, quegli scarni frutti del tuo lavoro, mentre spariscono esattamente dove sono nati: dal lavoro vengono e nel lavoro restano riassorbiti.

Quella che un tempo era (così dicono ed è da crederlo) una delle professioni più gratificanti, più ambite, più redditizie, oggi è il carrozzone del declino, e a bordo sta una moltitudine di lavoratori (quello siamo, qualunque cosa vogliano farci diventare) di tutte le età, che lottano quotidianamente tra l’impulso di abbandonare e l’orgoglio di resistere, chiedendosi attimo dopo attimo se ne valga davvero/ancora la pena.

E poi vedi casalinghe spensierate e magari anche annoiate, alla guida della nuova auto, a cui tu, anche per quest’anno, hai dovuto rinunciare, perché non era proprio possibile.

Lo  invidio eccome, il mio gatto.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Avvitamenti mentali, Lavori forzati e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il carrozzone del declino

  1. cristyzen ha detto:

    finalmente leggo di un punto di vista diverso della professione avvocato!

  2. LaStanziale ha detto:

    Ciao cristyzen, purtroppo questo punto di vista, per quanto riguarda la generazione di 30-40enni, titolari di studio proprio, col tempo diventerà l’unico esistente. Spero di sbagliarmi, perché noi comunque siamo forse la categoria che si piange meno addosso. Ma per tutto c’è un limite, anche per la più stoica resistenza alla persecuzione.

Il tuo commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...