Ricordi che sanno d’autunno

L’autunno per me profuma di cantina. funghi

No, non mi riferisco a tini e vendemmia, tradizionalmente associati alla stagione, fin dalle poesie della prima elementare. Senza riferimenti metaforici, l’arrivo dell’autunno è, per me, un tuffo nella memoria di un periodo che sicuramente ho idealizzato, al punto da ripensarlo come bellissimo. E in autunno si andava nello scantinato della nonna, mentre lei e la mamma macinavano i fichi secchi e a noi bambini davano l’ingrato compito di sgusciare noci e mandorle: tutto per la preparazione dei buccellati di natale.

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Elogio della rinuncia

Oggi sono fuggita, mi sono data alla macchia, sono scappata.

Da tantissimo tempo ho associato al concetto di maturità la necessità di affrontare il drago; comprendevo di non potermi ritenere matura, di non poter ritenere superati i miei limiti innati, finché affrontare gli appuntamenti a vario titolo inquietanti  della mia vita, non fosse diventata una abitudine; finché il mio stomaco non avesse dismesso la pessima abitudine a contorcersi e contrarsi oltre ogni tollerabilità.

Non è mai diventata abitudine. Non ha mai acquistato quella naturalezza.

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Eventi chiamati decisioni

Quella mattina sono arrivata in udienza trafelata e appena in tempo per la chiamata della mia causa. Non avevo avuto il tempo di rivedermi il fascicolo in studio, le ultime memorie erano state depositate molti mesi prima, gli ultimi colloqui con il cliente appartenevano anch’essi ad un passato lontano; a parte un brevissimo contatto, del tipo “novità?” “Nessuna”, su quella pratica regnava una inconsueta bonaccia. Una bonaccia che di lì a poco sarebbe diventata la tempesta perfetta.

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Il carrozzone del declino

Il Felino se ne sta beatamente stravaccato sulla poltrona – ormai indiscutibilmente sua – sognando e lisciandosi il pelo. Lo guardo e vengo pervasa da una incontenibile invidia.

Professione: mantenuto. Nel tempo libero e con il favore delle condizioni meteo: predatore.

Non deve occuparsi di nulla. C’è chi provvede alle sue necessità. Nel caso io non me ne occupassi, troverebbe comunque vitto e alloggio a costo zero. Si, forse qualche comfort  in meno, qualche cuscino in meno, qualche grattino in meno, cibo meno pregiato, ma, insomma, nulla di irreparabile: la sopravvivenza non dovrebbe essere compromessa. Soddisfatto il bisogno vitale, può pacificamente dedicarsi a sport/gioco, assecondando la propria natura di predatore. Anche quello a costo zero.

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Trasposizioni

Ci sono cose che, per quanto mi sforzi di comprendere, mi restano criptiche. Come prendere l’auto per andare nella palestra a pochi metri da casa, o come fare shopping 10 giorni prima dell’inizio dei saldi, o fumare prima di andare a dormire. Stupidate, insomma, che restano tali e in linea di massima non sono nemmeno determinanti negli equilibri cosmici.

Restando sempre nell’ambito di meccanismi incomprensibili di scarsa rilevanza, ce n’è tuttavia, uno che proprio …. niente. Mi sforzo di comprenderne le dinamiche ma è troppo per me. Che però un po’ di rilevanza, secondo me, l’avrebbe pure.

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Cosmopolitismo da scrivania

Che io sia una persona estremamente, eccessivamente, vergognosamente stanziale è risaputo da chi mi conosce. Mi sono anche guadagnata simpatici appellativi dalle amiche organizzatrici di raduni 😛 proprio per questa mia, diciamo, caratteristica.

Perciò fa specie, lo capisco,  vedermi sognare di andare per un mese a New York, ma anche a Londra o, perché no, a Berlino. Lugano? Ok, anche Milano.manh

La verità è che, vada per il mio tendenziale immobilismo, pardon stanzialità; che è soprattutto una forma di pigrizia e di timore claustrofobico per le troppe-ore-di-volo. Ma, forse proprio per quell’immobilismo, la realtà locale e provinciale, priva di attrattive, di eventi,  di tutto, finisce per stare stretta.

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