Dell’ansia e delle sue applicazioni

Chi mi conosce sa che Ansia potrebbe essere il mio secondo nome, anche il primo, s’è per questo.

Qualsiasi cosa da fare mi carica di ansia ed elettricità, mi stringe lo stomaco ed allerta il mio respiro. Diciamo che, ogni passo un pelino più importante della mera routine, comporta per me una versione demo di un attacco di panico.

Oh, beh! Per onestà verso me stessa, devo ammettere di essere migliorata parecchio su questo fronte, riuscendo ad elaborare tante piccole strategie che mi consentano di controllare il senso di angoscia. Accanto a quegli stratagemmi che attivo volontariamente, tuttavia, ce n’è uno che ha preso ad attivarsi in maniera autonoma e non sempre con la mia approvazione.

Si perché adesso io rimuovo.

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L’altra faccia del precario

Oggi ho avuto occasione –  a mie spese – di riflettere sui concetti di “senso di responsabilità”, “impegno lavorativo”, o quelli più semplici, di “buona volontà”, “affidabilità”, varie ed eventuali.

Non si parla d’altro che della disoccupazione giovanile, del precariato selvaggio, della mancanza di opportunità per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.

Si parla assai meno della mancanza di volontà dei giovani, dell’allergia all’impegno ed alla fatica, della scarsa o nulla disponibilità, delle grandi pretese a costo zero.

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Alti indici di sgradevolezza

Mi aspettava seduto stancamente su una delle panche del Tribunale. Era piuttosto robusto, un paio di occhiali dalla montatura spessa e, forse, dalle stanghette lente, che gli scivolavano ripetutamente sulla punta del naso, tanti capelli brizzolati: sembrava più vecchio dell’età che poi ho scoperto avesse. Accanto a lui sedeva un avvocato magro, molto anziano, con pochi ciuffi di capelli bianchissimi che gli ricadevano sopra le orecchie, pallido e con lo sguardo assente, del quale, in verità, sembrava l’accompagnatore.

Osservai un attimo, quanto bastò per assicurarmi che fossero insieme.

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Riprendiamo….

restart_01Settembre è sempre un mese che sa di Capodanno.

Il rientro dalle ferie è, classicamente, accompagnato da nuovi (buoni) propositi, volontà di cambiamenti, stanchezza costruttiva, di quella che ti porta a dire “Basta!”

Altrettanto classicamente, si tende ad arricchire questi buoni propositi con “insegne” esteriori, il cui compito è quello di consacrare l’impegno e, diciamocelo, di rafforzare il convincimento. Rinnoviamo il guardaroba, facciamo cambiamenti in casa, un nuovo taglio o colore di capelli. Così che guardandoci intorno (o allo specchio) ci ricordiamo del nostro impegno.

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